Lo storno dei dipendenti è una condotta di concorrenza sleale?

22/11/2022
Storno dei dipendenti

Lo storno dei dipendenti rappresenta un illecito concorrenziale qualora l’imprenditore agisca con l’intento di nuocere all’azienda concorrente.

In applicazione dei principi costituzionali di libera iniziativa economica e libera circolazione del lavoro, un’impresa può assumere dipendenti di un’azienda concorrente purché non agisca con lo specifico intento di danneggiarla.

Diversamente, qualora l’assunzione sia proprio mirata ad assumere quei determinati dipendenti per arrecare un danno all’impresa concorrente, in violazione del principio della correttezza professionale, compie un atto di concorrenza sleale, mediante – appunto – il c.d. storno di dipendenti.

Sotto altro profilo, il lavoratore dipendente o autonomo, se non ha firmato uno specifico patto di non concorrenza, può concordare la sua assunzione per un’azienda concorrente, o anche decidere di “mettersi in proprio”, svolgendo la medesima attività dell’ex datore di lavoro, senza così commettere un atto di concorrenza sleale.

Vediamo quando una tale condotta può sfociare nella concorrenza sleale.

Secondo l’art.2598, c.3, c.c., compie un atto di concorrenza sleale l’imprenditore che nell’esercizio della sua attività, impieghi strumenti contrari ai principi di correttezza professionale e idonei di fatto a danneggiare l’azienda concorrente.

Questa disposizione è stata l’incipit per definire in un precedente contributo  la disciplina della concorrenza e i relativi atti individuabili come concorrenza sleale.

In questa sede invece andremo ad analizzare uno degli specifici atti di concorrenza sleale che tipicamente sono diretti ad un determinato concorrente: lo storno dei dipendenti a cui si lega anche il rischio di una violazione dei segreti aziendali.

Cos’è lo storno dei dipendenti?

Si verifica quando un imprenditore assume lavoratori già in forza presso altra un’azienda concorrente, stornandoli, appunto, e deviandoli verso la propria impresa.

Questo atto è configurabile come illecito concorrenziale se avviene con lo scopo di danneggiare l’altrui azienda avvantaggiando la propria, grazie a  specifiche competenze di lavoratori già formati o depositari di un certo know-how.

È fondamentale accertare la volontà di danneggiare il concorrente, dunque la sussistenza del c. d. “animus nocendi”, in modo da distinguere una legittima acquisizione di dipendenti da parte di un’azienda, come evidente scambio tipico di un mercato dinamico e in divenire, da un atto illecito di concorrenza sleale.

“Animus nocendi”

Rappresenta l’elemento essenziale dello storno dei dipendenti, come confermato anche dalla giurisprudenza ormai consolidata sul tema.

È espressione dello “stato d’animo interiore” dell’imprenditore che, attraverso il trasferimento dei dipendenti e/o collaboratori di altra impresa concorrente, agisce allo scopo di creare un effetto distorsivo, confusorio e “parassitario” all’interno del mercato, cagionando un danno al proprio concorrente.

Per valutare se sussista l’animus nocendi, è opportuno indagare se tale operazione sia stata effettuata secondo un criterio non giustificabile, in virtù del principio di correttezza professionale, ma supposto a impedire all’impresa concorrente di mantenere una posizione sul mercato.

Il danno per l’impresa che subisce lo storno (“impresa stornata”) è di immediata percezione:

  • in termini economici, di offerta e distribuzione dei prodotti/servizi;
  • per la diffusione di informazioni riservate, di know-how, oltre alla possibile violazione dei propri diritti di Proprietà Intellettuale (ad esempio la contraffazione del marchio);
  • di immagine e violazione della propria reputazione.

Infatti, l’impresa che compie lo storno (“impresa stornante”), acquisendo dipendenti/collaboratori di terzi ed anche grazie alle conoscenze tecnico-specialistiche ottenute da questi, potrà avvantaggiarsi di dipendenti già formati e/o in possesso di informazioni o conoscenze specifiche.

In questo modo riduce i tempi e i costi (di formazione e di ricerca e sviluppo) propri della fase di avvio dell’azienda o di una riorganizzazione strategica.

Criteri di accertamento dello storno dei dipendenti

I criteri con i quali il giudice accerta la sussistenza, nello storno, di un illecito concorrenziale sono configurabili, ad esempio:

  • nel contestuale trasferimento di un considerevole numero di dipendenti da un’impresa ad un’altra;
  • nella qualità delle competenze specialistiche dei dipendenti stornati e quindi il livello della posizione assunta nell’impresa stornata;
  • nelle immediate dimissioni del lavoratore stornato, tali da non garantire all’impresa danneggiata l’obbligatorio periodo di preavviso, previsto dal contratto.

Come provare la condotta illecita e quindi il danno?

Il presupposto essenziale è che la parte che subisce il danno e la parte che lo provoca siano imprenditori e abbiamo tra loro un rapporto di concorrenza economica.

In particolare, per accertare l’illecito concorrenziale di storno dei dipendenti, e valutarne la risarcibilità, occorrerà dimostrare che la condotta indebita sia stata in effetti:

  • foriera di un danno a carico dell’impresa che subisce lo storno di dipendenti;
  • attuata “con dolo o con colpa”, in quanto in questo modo sarà possibile rivalersi sul responsabile per ottenere il risarcimento del danno.

Dovrà inoltre essere dimostrato che lo storno dei dipendenti sia avvenuto proprio con la finalità di cagionare un danno all’impresa concorrente.

Con riferimento al comportamento attuato da un dipendente, che si dimette per collaborare con impresa concorrente a quella ex datrice, andrà verificato se il dipendente abbia firmato un patto di non concorrenza post contrattuale.

Diversamente, alla cessazione del rapporto, nulla impedisce a tale dipendente di lavorare per imprese concorrenti.

Accertati tutti gli elementi probatori di cui sopra, il giudice (e dunque le Sezioni specializzate in materia di impresa del Tribunale) potrà esprimersi sul risarcimento del danno, che sconta i principi codicistici generali sull’onere della prova.

Se hai necessità di capire se ci sono i presupposti di un illecito storno di dipendenti nella tua impresa e individuare se ci sono gli estremi per un’azione legale, non esitare, contatta il nostro Studio.

 

Filtra altri approfondondimenti per argomento:

Articoli nella stessa categoria

Liceità dell’imitazione servile tra estetica e funzionalità

L’imitazione servile rappresenta una delle manifestazioni più ricorrenti e dibattute della concorrenza sleale. L’imitazione servile trova le sue origini negli anni Sessanta con il caso Motta vs Alemagna (Corte di Cassazione, sent. n.752/1962) che segnò la prima...

Composizione Negoziata della Crisi: prevenzione e continuità aziendale

La Composizione Negoziata rappresenta un rilevante strumento strategico per risolvere o mitigare gli effetti di una crisi d’impresa. La capacità di affrontare con tempestività la crisi aziendale è la chiave per garantire la continuità d’impresa, soprattutto laddove,...

Regolamenti aziendali al servizio di privacy, 231 e whistleblowing

I regolamenti aziendali interni sono la colonna portante di ogni organizzazione aziendale moderna, non solo semplici formalità. Costituiscono gli strumenti essenziali che consentono all’imprenditore di disciplinare specifici comportamenti che i lavoratori, nel...

Pre-divulgazione di un’invenzione: rischi ed effetti sul Brevetto

La divulgazione anticipata di un’invenzione prima della presentazione formale della domanda di brevetto, ne può compromettere la stessa brevettabilità. Cronaca di un dualismo asincrono La pre-divulgazione di un’invenzione può pregiudicare seriamente la possibilità di...

Appalto, sicurezza e diritti dei lavoratori: il nodo della responsabilità solidale

Negli ultimi anni il problema della sicurezza sul lavoro nell'appalto si è fatto sempre più evidente per via del susseguirsi di gravi infortuni, dando origine a molti interrogativi sulle responsabilità dei soggetti coinvolti e sulla necessità di maggiore rigore da...

Ebook

Scarica gratuitamente i nostri ebook